La curva della bellezza

Dostoevskij diceva che il mondo sarà salvato dalla bellezza. Si, siamo d’accordo, ma solo se sarà l’uomo a volerlo. La bellezza è un linguaggio universale che viaggia nello spazio e nel tempo. Ed è attraverso una riflessione tra arte e forma che ha spinto la Pancotti Superfici a condividere un’esperienza unica nel suo genere: dare forma alla bellezza del gesto, nel saper fare cose artigianali.

Il progetto prevedeva la realizzazione di un nuovo banco reception. Operazione perfettamente riuscita; “ora i visitatori iniziano a respirare l’aria della storia custodita e raccontata nel Museo a partire dal luminosissimo corridoio d’ingresso”. A parlare è il dott. Stefano Benetti, il direttore del Museo della Città di Mantova, una persona che alla bellezza dedica ogni suo gesto. Pancotti microcemento mantova 10Ed è un piacere incontrarlo nell’accogliente atrio del Palazzo San Sebastiano, al limite sud del centro storico della bella città lombarda. Questo edificio, situato sull’asse viario che collega Palazzo Ducale a Palazzo Te e da questo distante “un tiro di balestra”, come disse il Vasari, fu voluto all’inizio del Cinquecento dal marchese Francesco II Gonzaga per accogliere le tele dei “Trionfi di Cesare” di Andrea Mantegna e per diventare la dimora privata destinata ai suoi nobili svaghi, circondata da ricchi giardini con labirinti di siepi e piante di agrumi. Il marchese amò questo palazzo e qui morì nel 1519 ma i suoi discendenti non ne furono altrettanto affezionati, così dalla fine del Cinquecento la sua storia fu un lento, progressivo scendere verso l’oblio: i Trionfi del Mantegna furono venduti (oggi sono ad Hampton Court, Londra), il nipote Vincenzo I Gonzaga fece rimuovere alcuni soffitti dorati per ornare i suoi appartamenti in Palazzo Ducale, e San Sebastiano finì coll’essere abitato solo occasionalmente da ospiti in visita o dai Gonzaga dei rami cadetti. Svuotato di tutti gli arredi, nei secoli successivi fu prigione, caserma e lazzaretto; a inizio Novecento una parte dell’edificio, con l’antica Porta Pusterla, fu abbattuta per consentire il passaggio alle automobili e i giardini furono lottizzati negli anni ’20 e ’30 per costruire condomini.Pancotti ecomateria mantova 8 Poi, dal 1995, la rinascita: la campagna di restauri ha riportato alla vista e alla coscienza dei mantovani le decorazioni rinascimentali e tramite esse il valore architettonico del palazzo, rendendolo dal 2005 sede ideale del nuovo Museo della Città, che racconta ai visitatori i momenti emblematici della civiltà mantovana con un suggestivo percorso attraverso più di cento opere d’arte e con postazioni multimediali che permettono di meglio comprendere i legami esistenti tra le opere custodite nel Museo e il territorio mantovano.

Multiforme passato, ma anche variegato presente che si legano grazie all’architettura. Arte, abitare, vivere – dice il direttore – è storia che si fa presente per diventare futuro. Per collegare l’architettura all’arte e al vivere Stefano Benetti ha unito un gruppo di professionisti per condividere un’idea: realizzare un banco reception che funga da documento-monumento che dichiari a voce alta la persistenza, la continuità della bellezza nell’arte e nell’architettura di questo edificio, attraverso il mezzo millennio della sua esistenza. Perché il banco della reception è il primo passo per il visitatore che da lì si muove dentro il museo quindi dev’essere parte integrante del percorso, deve evocare il senso del bello presente nel museo intero.Pancotti microcemento mantova Non è nato per caso, il banco della reception del Museo di Palazzo San Sebastiano: l’idea…. prima la forma, poi la sostanza. La forma giusta è stata facile da trovare per chi ha avuto voglia – e intelligenza – di osservare il palazzo, ascoltando ciò che esso aveva da dire; i piani e le sale del Museo sono ricchi di linee curve: si trovano nell’impresa araldica della colomba, si leggono nelle decorazioni delle pareti, ricche di circonvoluzioni che sono parte integrante della bellezza del palazzo così come l’aveva concepita Giulio Romano. Giusto quindi che il nuovo banco della reception venisse progettato e disegnato secondo un profilo curvilineo lievemente a spirale che riprendesse il tema estetico-matematico così presente nell’edificio: c’è un filo logico che unisce le circonvoluzioni delle colombe con la spirale del bancone, c’è la capacità di interpretare l’antico in chiave moderna.

E poi c’è la sostanza, cioè i materiali con cui il bancone curvilineo è stato realizzato; il punto fondamentale è stato capire come coniugare la modernità con la parte storica, e quindi trovare materiali di nuova concezione, con caratteristiche moderne, ma che si accostassero perfettamente all’antico presente nel palazzo e nel museo per fare dialogare la materia compiutamente con l’arte. In passato in architettura l’interazione tra materia e arte è stata stretta ed essenziale; è solo in tempi recenti che un malinteso senso di praticità ed economicità ha costretto i materiali da costruzione ad allontanarsi dall’arte quanto dalla bellezza. Oggi qua e là si trova una voglia di riscatto, un riscatto italiano, possiamo dire, di far nuovamente dialogare in architettura la materia con l’arte. Come è successo qui a Mantova. Ed è grazie alla Pancotti Superfici, che si è prestata al servizio della cultura entrando nel “gioco”, mettendo a loro disposizione la propria competenza ed esperienza, i propri materiali. Sono materiali naturali, che sono stati subito scelti perché si confanno al concetto informatore del museo: “bello”. Perché riprendono le peculiarità dei materiali storicamente presenti nel palazzo, sono un ritorno ad elementi legati alla natura.Pancotti ecomateria mantova 2 Un ritorno che avviene però senza dimenticare l’epoca in cui viviamo: voglio dire che spesso oggi chi restaura e ristruttura fa riferimento ai materiali nobili del glorioso passato architettonico italiano senza pensare che le esigenze, i caratteri, i criteri funzionali ed estetici sono cambiati e aumentati e non sempre si pensa che i caratteri tecnici di un edificio moderno sono fondamentali quanto quelli estetici. Faticoso il lavoro dei progettisti e designers che vengono messi a dura prova perché devono conciliare richieste estetiche che riportano all’antico con caratteristiche tecniche moderne. I materiali devono essere allora molto performanti ma anche soddisfare un palato raffinato e quando si tratta di edifici storici devono anche superare il giudizio delle soprintendenze; che è un valore aggiunto, a ben vedere. Pancotti si mette al servizio di designers e progettisti per affrontare al meglio le sfide contemporanee; tra i suoi materiali, per la reception del Museo di Palazzo San Sebastiano è stato scelto Ecomateria®: una malta minerale che non ha origine chimica ma naturale, robusta ma anche malleabile, elegante, accogliente, che dona un aspetto liscio e morbido alle superfici, ben inserita nel contesto, dialoga coi materiali antichi come i marmi che ornano la pavimentazione e con quelli moderni come le grandi vetrate. L’applicazione è totalmente manuale, un su misura. La ricerca è molto raffinata ed artigianale per avere le migliori prestazioni nel tempo, nei sempre più tempi stretti di lavoro richiesti oggidì.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti coloro che entrano in Palazzo San Sebastiano e nel suo Museo: il bancone della reception è un elemento qualificante e caratterizzante dello spazio e del luogo, un elemento silenzioso e garbato, icona irripetibile, pensata e realizzata espressamente per questo luogo e questa funzione; è silenzioso perché parla l’arte, non è l’oggetto “dirompente” che vuole imporsi su tutto e tutti; è una costola del palazzo e non si vede con esagerata evidenza che è un’aggiunta contemporanea. Perché in realtà non è una semplice aggiunta ma è un ulteriore tassello nel plurisecolare cammino di bellezza di questo straordinario edificio. A noi piace immaginare che il Direttore Benetti possa essere la reincarnazione di Francesco II Gonzaga, ritornato nella sua Mantova per poter far rivivere il suo gioiello: Palazzo San Sebastiano.

© È vietata qualsiasi utilizzazione, totale o parziale, dei contenuti inseriti nel presente articolo.

 

Si ringrazia per la preziosa collaborazione:

direttore Museo Civico: dott. Stefano Benedetti

Project designer: arch. Elena Lucchini

Project Performer: Sandro Mondini

Materials and Methods: Pancotti Superfici

Writer and Photography: dott. G.A. Dall’Aglio